Castello Romitorio: transavanguardia a Montalcino

Vista da Castello Romitorio a Montalcino

Montalcino è luce che ti acceca e vento che ti scompiglia i capelli.

Nella continua ricerca verso le molteplici sfumature del sangiovese, ho fatto ritorno in un luogo simbolo di questo vitigno, per scoprire ancora una volta, come la sua espressione può variare in base al versante e agli interpreti che lo abitano.

Per la serie: ”ogni scusa è buona”, approfittando di un breve soggiorno alle terme di Bagno Vignoni con la famiglia, come spesso accade, li ho trascinati con me per conoscere una delle realtà che da tempo volevo visitare, un luogo dove il connubio tra arte e vino creano un legame unico.

Capita cosi che in una mattinata di metà gennaio, impostiamo il navigatore verso il paese di Montalcino, giunti in vetta, ci spostiamo verso il versante nord ovest.

La strada asfaltata lascia spazio alle tipiche strade bianche, i vigneti si susseguono al bosco, l’occhio si perde nell’infinito delle colline, salutiamo illustri vicini di “casa” come Le Potazzine e San Lorenzo.

Ci accoglie un viale cipressato, quelli in cui è impossible non fermarsi a fare una foto e ci indica che siamo sulla retta via, di li a poco saremmo arrivati a destinazione.

Il viale che ci accoglie verso Castello Romitorio

Finalmente approdiamo a Castello Romitorio, non appena scendiamo dalla macchina veniamo catturati dall’energia che sprigiona il posto e allo stesso tempo siamo spinti dal vento che soffia sbarazzino tra le installazioni che circondano la tenuta.

Ebbene si, siamo arrivati nel rifugio del pittore e scultore Sandro Chia e di suo figlio Filippo, che hanno deciso di coniugare il mondo della transavanguardia artistica ad un espressione pura di sangiovese.

Castello Romitorio e Sandro Chia

Il loro riparo dal mondo che sempre più spesso scorre troppo veloce è il castello, dopo una vita trascorsa ad essere monastero e fortezza, adesso è tempio d’arte e di vita lenta.

La visita in cantina è un susseguirsi di botti in stile tradizionale e tonneaux (mai di primo passaggio e con tostature leggere per non coprire il frutto) alternate a sculture del padrone di casa, quasi a creare un’atmosfera onirica, dove il vino mentre riposa per osmosi può al contempo assorbire bellezza.

Arte nella cantina di Castello Romitorio

E’ il momento di spostarsi in sala degustazione, è giunta l’ora di far parlare i vini.

C’è da dire innanzitutto una cosa, la sola visione delle etichette lascia senza fiato, ognuna ci catapulta nel mondo di Sandro Chia, di origine fiorentine ma con un bagaglio e una visione che spazia in tutto il globo.

Catturano l’occhio e cominciano a svelare una storia che ritroveremo a breve nel calice.

Line up della degustazione: tenuta Ghiaccio Forte e Castello Romitorio

Tra gli assaggi che più mi hanno colpito, sicuramente il Rosso di Montalcino “Colto”, per il suo frutto essenziale, entra nel palato come velluto sapendo lasciare una lunga impronta.

(Dio mio quanto vorrei averlo davanti adesso abbinato ad un piatto di pici all’aglione)

L’opera raffigurata in etichetta si chiama “Southern comfort” ed è un omaggio alla cultura western e dei cowboy, un connubio tra Buffalo Bill e i butteri della Maremma.

Note di degustazione e mappa dei versanti di Montalcino

Parlando invece di brunello, il cuore ha palpitato assaggiando il ‘Filo di Seta’ vendemmia 2018 proveniente dall’unico cru della cantina, il nome è ispirato dal ruscello che attraversa la foresta incontaminata che circonda la tenuta, la vigna è uno scrigno di un solo ettaro incastonato nell’areale di Montosoli con vigne che vanno dai 300 ai 500 metri, dove le marne donano al vino un carattere unico che fonde eleganza e profondità, regalando un sorso che vedrei benissimo insieme ad un secondo a base di cinghiale.

(sto sbavando mentre scrivo queste parole nel mio appartamento olandese!).

Filo di Seta: Brunello di Montalcino

L’etichetta è ripresa da un dipinto dell’artista in esposizione permanente allo Stedelijk Museum di Amsterdam, di cui ignoravo completamente l’esistenza e che ironia della sorte si trova a pochi passi da dove lavoro attualmente, il ristorante Ciel Bleu.

L’opera è intitolata “In acqua strana e cupa, se brilla un punto bianco, se salta una pupa, al volo suo m’affianco” rappresenta una donna androgina che sogna di saltare all’indietro nella grotta azzurra di Capri, comunicando allo spettatore il concetto di assenza di gravita che sintetizza anche lo stile dei vini di Castello Romitorio, profondi ma mai invadenti, fedeli al territorio in cui affondano le radici.

Riserva limitata di Filo di Seta

A salutarci un paesaggio che continua a cambiare a seconda della luce che irradia le colline che ci circondano, non resta che fermarci un ultima volta per catturare l’essenza del posto, rimaniamo ancora senza fiato e salutiamo questo luogo magico.

A presto, Montalcino.

Pubblicato da gioels

Gioele Di Gianni, annata 1989, toscano di radici irpine. Sangiovese che scorre nelle vene e una passione per il mondo del vino nata in cantina, tra assaggi e risate con vignaioli che col tempo son diventati famiglia. Dopo la laurea in Scienze del Turismo si lancia a capofitto nella gestione della struttura ricettiva con ristorante di famiglia. La svolta nel 2021 quando intraprende un nuovo percorso: prima come maître e sommelier nell’iconico Principe di Piemonte di Viareggio. Da qui l’approdo poi al Lefay Resort Dolomiti dove conosce il compagno di viaggio enoico Stefano. Ora è Senior Sommelier al Lefay Resort del Lago di Garda.

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